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lunedì 10 maggio 2021

 


Faccio la contadina da 30 anni ma sono contadina da sempre.

Sono nata contadina in una giornata autunnale, in una casa senza servizi, in una camera da letto non riscaldata e con un piccolo scaldino colmo di braci a tentare di stiepidire l’umida aria di quel luogo, foriero di malanni reumatici per tutta la famiglia.

Sono nata contadina da una madre che lavorava nei campi, faticando; al suo fianco un uomo intollerante ed aspro, detto con parole gentili, ma è mio padre!

Sono stata allevata da una nonna contadina, donna analfabeta, mia grande maestra, grande letterata, portatrice di una immensa cultura orale, estremamente colta, tanto che fatico ad oggi, fra i colti che conosco a trovarne di pari.

Il mio impulso di vita mi ha portato, sin da bambina, a voler uscire da quei luoghi malsani, malati di patriarcato e sofferenza femminile, ma non ha mai scalfito la mia essenza contadina.

 

Sentirsi contadina era per mia madre, una debolezza; una disgrazia nascere donna in quel contesto. Mio padre forte e temerario con noi tutte, debolmente si piegava al cospetto di presenze d’ogni altro ceto e provenienza: maestri/e o preti, mettevano senz’altro soggezione, ma ogni abitante del paese, ogni creatura vivente entro le mura cittadine, chiunque non fosse contadina/o era di più! E di fronte ad essa/o era da sentirsi un meno.

 

Poi mi sono avviata agli studi. Alle medie ho avuto fortuna, tanta. La scuola sperimentale di Montelparo era all’avanguardia in Italia e nel mondo e grazie ad un gruppo fantastico di insegnanti veri e consapevoli, abbiamo studiato la storia dei grandi nomi ma abbiamo studiato ancor più la storia della nostra gente, dei nostri avi contadini, con ugual riguardo. Joice Lussu venne a presenziare la presentazione di un volumetto sulla nostra agricoltura scritto da noi allievi delle medie,

Così nasceva la mia coscienza e si rafforzava la coscienza della mia identità.

Volevo essere rispettata, non da debole piegarmi al cospetto degli appartenenti a classi superiori, ma da contadina trasmettere con orgoglio la mia sapienza, per me, ma per tutte le donne contadine che mi avevano preceduto, per valorizzare il loro sapere, contro e verso la conoscenza delle scienze e delle culture alte.

 

Ho fatto i miei studi, il liceo, l’università, e a volte ho nascosto con vergogna le mie mani sporche e callose.

 

Poi la fortuna o la perseveranza, ha fatto sì che incontrando l’amore, e l’amore è condivisione, mi si è presentata la possibilità di realizzarmi: una nostra fattoria.

 

Ho fatto questa introduzione per spiegare quanto sia importante per me riconoscermi contadina, ma adesso per entrare nel merito di questa comunicazione arrivo o tento di arrivare all’agricoltura.

 

L’operare che comunemente oggi viene definito agricoltura, si pratica in chiave economicistica nei grandi (più raramente piccoli) spazi del pianeta, senza rispetto per la terra e per gli animali, insterilendo ed erodendo suolo, risorse idriche, specie e varietà animali e vegetali, impoverendo ed affamando i popoli, avvelenando e trasformando nell’essenza il cibo e chi di esso si nutre, cioè tutti.

Non è l’agricoltura che ho imparato dai miei nonni.

La chiamo e va chiamata, non agricoltura tout court, ma agricoltura industriale, erosiva, estrattiva, per dirla con Massimo Angelini, andrebbe chiamata agriusura, perché ben poco, anzi niente conserva del termine cultura.

 

Dal verbo latino còlere, che significa coltivare, e per estensione prendersi cura, qui propriamente del luogo che si abita, perché non c’è coltivazione nel senso originario senza presidio del territorio, e quindi senza la sua conoscenza, da questo verbo dicevo, arriva diretta a me la cultura di mia nonna, che mi insegna a coltivare piante ed allevare animali, nel ciclo di vita e morte rispettoso della madre terra, con una sapienza che è sapere (da sàpere, che deriva da sale e ci rimanda a qualcosa di cui conosciamo il sapore perché lo abbiamo assaggiato, esperito, passato a noi per esperienza).

 

Oggi sono gli esperti, veterinari degli uffici pubblici, agronomi della regione e di altri enti, che hanno studiato e conoscono di una conoscenza che implica un apprendimento fatto sui banchi, sui libri e noi sul campo, priva di quel sapere che abbiamo imparato a frequentare, oggi sono loro che fanno le leggi a cui ci dobbiamo piegare, sono loro che dettano gli obblighi a cui dobbiamo sottostare, legali ma assolutamente ingiusti. Non possono convivere più specie animali in uno stesso spazio, cosa necessaria ad un sano equilibrio biologico, giusta, giustissima, ma vietata; non possiamo scambiare semi con altri/e contadine, pratica giusta, giustissima , ma vietata; non possiamo andare a prestare aiuto ad un altro/a contadino/a nei lavori dei campi, condividere un attrezzo, prestare un animale per la monta, condividere un laboratorio trasformazione prodotti agricoli, una cantina, tutte buone pratiche contadine, ottime, ma vietate, illegali.

Noi spesso, le disattendiamo, ricordando Antigone, ma rischiando ogni volta sequestri e multe!

Per tutto questo e per altro ancora molto, chiediamo che venga approvata una legge che riconosca il nostro modo di fare agricoltura, per tutto questo chiediamo che sia riconosciuta una agricoltura che deve chiamarsi contadina.

Le norme che costringono il mondo contadino, umani, animali e vegetali, ad uniformarsi ad un modo di essere e pensare ed agire proprio del mondo industriale e della finanza, ci stanno schiacciando. Il nostro mondo rischia di scomparire e con esso scompariranno ben molte cose, saperi, tradizioni, gusti…

.. Spesso dicono dei nostri salumi (abbiamo imparato a farli dai nostri nonni e li riproduciamo con le stesse tecniche, con infinite difficoltà) che sono sapori che non esistono più, e a noi rattrista pensare ad un tempo in cui, in ogni casa c’era un prosciutto unico, un pane che solo in quella madia poteva esser riprodotto…

Vorrei e siamo in tanti a volere, una legge che garantisca ai contadini e alle contadine che praticano una agricoltura di piccola scala, il diritto a produrre, trasformare e vendere ciò che è coltivato e allevato sulla propria terra, senza restrizioni sanitarie, proprio come avviene per l’autoconsumo. Vorrei poter ospitare nella mia casa contadina un numero esiguo di persone con cui condividere vitto e alloggio, come faccio con i miei familiari, senza snaturare con inopportuni e costosi sconvolgimenti edilizi la mia rustica dimora. Vorrei che a decidere di agricoltura e territorio, negli ambiti contadini non fossero più i “dotti medici e sapienti” che arrivano in campagna con le scarpe lustre a dettare obblighi incomprensibili e privi di buon senso, come riempire fogli e registri inutili, pratiche che rubano tempo al nostro vero lavoro e che hanno come unico risultato la nostra alienazione, il nostro non riconoscerci.

C’è l’urgenza di fornire una risposta forte, di resistenza, alle leggi miopi, agli attacchi sempre più feroci contro le antiche e costitutive libertà della persona; sta dilagando il potere del pensiero unico, degli interessi economici e finanziari, della tecnocrazia, e tutto a discapito del bene comune, della terra e di quel mondo contadino che ancora se ne prende cura. C’è l’urgenza di fare chiarezza e ricostruire a partire dalla semplicità, dall’abc delle cose.

mercoledì 3 ottobre 2018

"la parola" qualche giorno dopo

ho lasciato passare qualche giorno ...
                                  ...    la parola di Massimo Angelini è ancora qui!
con la sua densità ha permeato il luogo e le menti di quanti l'hanno udita e masticata.
la leggerezza di Massimo, della sua voce e della sua persona, ci ha incantati e resi consapevoli con gioia.
è stato bello avervi tutti qui, e trasformare questo luogo per un giorno, in sala conferenze, all'aria aperta,
e poi se quando accudisco i miei animali, racconto di filosofia, 
non li trovo sorpresi,
che sono certa, ascoltavano quel giorno nascosti tra i cespugli.



le foto son di Almotto!

lunedì 17 settembre 2018

ecologia della parola e massimo angelini a calbianchino





con tanta gioia stiamo preparandoci ad accogliere massimo e il suo ultimo libro nella nostra casa.
sabato 22 settembre, alle ore 10. sarà una chiacchierata fra amici, all'ora di colazione, sorseggiando caffè o i miei infusi di erbe che amiche ed amici conoscono bene.
massimo è una persona squisita, lo conosco appena, ma da tempo, e quel poco che conosco di lui è abbastanza per stimarlo assai. è uno dei pochi a difendere il lavoro ed il sapere dei contadini, a rendere il nostro lavoro e il nostro sapere un po' più importante, a difenderci culturalmente.
in quest'epoca di offese alla terra e a chi la lavora, di riduzione delle persone ad individui,
mi sento sempre più spesso insultata nel mio lavoro, ridotta ad un numero, continuamente controllata da un'autorità in-competente, costretta a scelte non mie, impostemi da leggi irragionevoli;
la mia e nostra passione per i campi, per la terra , per la cultura che fortunatamente ci è stata tramandata dai nonni contadini, la nostra scelta di vita, sempre più vacilla e viene oppressa dal mondo esterno a noi.
e allora massimo angelini, col suo lavoro, è una vera boccata d'ossigeno, un vero aiuto.
a lui un grazie di cuore!

sabato 30 giugno 2018

VIE WWOOF A CAL BIANCHINO

Vie Wwoof è un bellissimo progetto:
da un'idea di Marco Saverio Loperfido nasce www.ammappalitalia.it
che  insieme al wwoof Italia, si trasforma in https://www.ammappalitalia.it/viewwoof/, per collegare quante più fattorie, con sentieri da percorrere a piedi.
Il progetto è bello e ha bisogno di sostegno e Marco è meritevole.
Mercoldì 27 giugno sono arrivati da noi Marco. e Giorgio e Silvio, animati dalla volontà di camminare per alcuni giorni e tracciare i sentieri di collegamento di alcune fattorie.
In una bella serata sono stati degnamente ricevuti ed hanno raccontato agli amici di Cal bianchino il loro progetto.
Il ricavato della cena è stato devoluto al progetto.





Giovedì mattina si sono incamminati.
buon viaggio!!!

lunedì 20 febbraio 2017

Graziella Picchi a Calbianchino

                                               Andar per erbe


La diversità della flora locale del Montefeltro  raccontata da Graziella Picchi                                                                   

Domenica 12 marzo, ore 9,30/ 10 presso l’Azienda Agricola Calbianchino,
passeggiata guidata dall’etnobotanica Graziella Picchi.             
In caso di cattivo tempo la lezione si svolgerà all’interno della casa colonica con supporto informatico

E’ possibile partecipare alla sola lezione di riconoscimento delle erbe, e al termine della lezione sul campo, chi vuole può restare, previa prenotazione, per il pranzo a base di erbe preparate dalla docente del corso e, relativamente alle carni di Cinta senese, dai titolari dell’Azienda Agricola, Carlo e Gigia, con un menu per onnivori e per vegetariani, così articolato: 


                                  
                                                 Antipasti 


                Crostini di pane con salsa di Pimpinella, 
                   Caccialepre, Ricotta e Alliaria, Bruschetta con fiori
                       Di Camomilla 

                                                Primo Piatto 

                    Polenta con Ombrellini pugliesi (Tordylium apulum(vegetariani)                                                    
                        Zuppa di cavolo riccio, nero,  rapastelli e costarelle di Cinta  
                                    Senese (non vegetariani)                         
                                               
                                                      Secondo Piatto

                              Carne locale di Cinta senese, arrostita  o alla brace
                                  Con contorno di misticanza d’erbe di campo, ripassata    
                                        In padella (non vegetariani)

                                Vellutata di Silene bianca con crostini alla crema di 
                                     Formaggio (vegetatiani)                        
                                                            
                                                         Contorno

                                   Misticanza di erbe selvatiche dei Colli di Urbino

                                                                 Dolce

                    Frittelle di mela alla cannella e di germogli di finocchio selvatico. 
                                         

                                                                  Caffè Vino                                           



                                    
                                     Per informazioni, indicazioni stradali, prenotazioni, e   
                                      Prezzi telefonare al numero 0722 4441   327 7051393     
                                      calbianchino@gmail.com
                            
                                                 Oppure 0721 785590   348 7243989  
                                                   picchigraziella@gmail.com



martedì 17 gennaio 2017

S.Antonio dalla barba bianca....





Sento una profonda sintonia col mondo che m'è intorno , e col tempo: è una lieta gratificazione nel senso di qualcosa che non cambia,finalmente!
Io ero piccola, una bimba, e stavo cavalluccio sulle ginocchia della nonna, accanto al fuoco del camino sempre acceso. Il paiolo legato a una nera catena pendeva gorgogliando, dall'alto della cappa, ed io amante della nonna e del tepore, godevo del calore dentro e fuori!
In casa si sostava volentieri solo a pochi centimetri dal fuoco, che altrove era meglio stare fuori, e fuori era freddo da tempesta ed era neve.
Era metà gennaio e la mia nonna che proverbiava spesso volentieri, mi rammentava per farmi rammentare: "S.Antonio dalla barba bianca, o la neve o la fanga "!
Eccomi grande, al tepore della fiamma, ad ammirare il fuori tutto bianco, e constatare che a dispetto di immensità mutevoli questo non cambia.
E la neve dona pace, oggi come ieri, a chi la sa godere!




mercoledì 5 ottobre 2016

Monte Ofelio Shop a Vienna


Giovedì 8 settembre, la carovana di Calbianchino con a bordo Umberto e Doris in qualità di genitori onorari, Ivan ed Erminia quali menestrelli di corte d'eccezionale maestria e simpatica passione musicale, carichi di ogni buon bene che terra produce, si muove per conquistare la città di Vienna e prenderla per la gola!
Dario e Luca Formisano, figli legittimi di fratelli adottivi (Umberto e Doris son per noi più che fratelli!) quindi parenti a buon titolo, aprono un negozio di bontà italiane e non solo, da ogni dove purchè bontà siano!, ma con la prerogativa che siano prodotti con passione, etica e rispetto!
E noi non potevamo mancare di sostenerli!!!
È stata una bella esperienza e i ragazzi sono stati bravissimi, hanno fatto proprio un bel lavoro, il locale è molto carino ed accogliente e gli auguriamo successo e felicità!
comunque la stampa parla già di loro e direi molto bene a leggere google translate!!!
e per chi vuole acquistare quel meraviglioso lardo di cui si parla, potete andare a Vienna o venire a trovarci a Calbianchino: lo vendiamo anche noi!!!!